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Prima degli anni ’50 dello scorso secolo la stitichezza o stipsi era retaggio delle classi ricche, mentre era un disturbo poco noto alle classi meno abbienti, vale a dire alla maggior parte degli italiani. Questo dipendeva dall’alimentazione e dagli “stili di vita” molto differenti tra le classi di reddito. I “ricchi” mangiavano frequentemente carne bovina e, già allora, assumevano poche fibre; i “poveri” mangiavano molta verdura, anche spontanea (vale a dire non coltivata), molti legumi (soprattutto fagioli, ceci e lenticchie) e cereali (soprattutto frumento e mais). Lo stile di vita dei più abbienti era prevalentemente sedentario; quello dei meno abbienti era prevalentemente dinamico, sia per il tipo di lavorosvolto, sia per la mobilità prevalentemente basata sulle gambe. La differenza tra come ci si alimenta oggi e come ci si alimentava anche solo cinquant’anni fa è notevole: gli zuccheri sono aumentati fino a 10 volte; le proteine, soprattutto animali, di 8 volte; i grassi di 7 volte; la “fibra” si è invece ridotta di 5 volte. E’ soprattutto quest’ultimo dato che viene riconosciuto come la più importante causa di stitichezza. La “fibra” è una componente dei vegetali che non viene assimilata dall’intestino, ma che esplica due importanti azioni: la prima, detta chimica, è quella di reagire con i germi (batteri non nocivi) che vivono normalmente nell’intestino producendo sostanze considerate “lassativi naturali”; la seconda, detta meccanica, è quella di imbibirsi durante il transito intestinale di acqua, aumentando così la morbidezza ed il volume delle feci, con conseguente stimolo alla defecazione. Di fronte ad una stitichezza ostinata, magari preceduta o alternata a momentanei episodi di colite e accompagnata, a volte, da stanchezza, foruncolosi, anemia, allergie cutanee, la causa può essere individuata in una disbiosi, cioè una rottura dell’equilibrio tra flora batterica ed intestino. Tutto questo può essere dovuto normalmente all’uso indiscriminato di antibiotici. Infatti questi potenti farmaci non agiscono solo sui batteri nocivi all’organismo, ma anche su quelli che vivono in equilibrio con l’intestino. Ecco perché è indispensabile, durante una terapia antibiotica (scelta oculatamente da un Medico) assumere fermenti lattici vivi (anche attraverso lo yogurt) per mantenere ben funzionante la flora batterica intestinale ed evitare così non solo la stitichezza, ma anche possibili importanti carenze nutritive. Tuttavia, non sono solo gli antibiotici a causare una situazione di disbiosi, ma anche corticosteroidi, immunosoppressori, in alcuni casi l’uso troppo prolungato della pillola anticoncezionale e, non ultimo, l’eccessivo uso di lassativi. Come combattere allora la stitichezza, ritornando a un sano equilibrio dell’intestino? Innanzi tutto dando un contenuto dinamico al nostro stile di vita. Ginnastica, soprattutto per i muscoli addominali, perché è stato dimostrato che la vita sedentaria provoca stitichezza proprio per la diminuzione della forza dei muscoli addominali, i quali non riescono più a stimolare la peristalsi, sia nel tratto iniziale dell’intestino, sia nella defecazione. Limitare i tempi di “stasi”, perché lo stare seduti (anche davanti alla TV!) troppo a lungo provoca una compressione dell’addome: in fondo, basta alzarsi, anche dalla scrivania per 5 minuti, facendo, magari, un paio di flessioni. E poi, non meno importante, uno stile alimentare mirato alla soluzione del problema. Un’alimentazione corretta dovrebbe comprendere l’assunzione di almeno un litro e mezzo di acqua al giorno (per rendere morbide le feci); yogurt (di qualsiasi tipo);verdure, crude o cotte, ad ogni pasto; frutta fresca di stagione, meglio se con la buccia; frutta cotta (mele, pere, prugne); frutta secca (albicocche, fichi e, soprattutto, prugne, il rimedio “principe” contro la stipsi); cereali complessi (pasta, pizza, pane, riso, mais, orzo, segale, avena) meglio se poco raffinati; legumi (fagioli, piselli, lenticchie, fave, ceci, soja). Per quanto attiene la parte proteica dell’alimentazione, è consigliabile assumere proteine vegetali (legumi) e, per variare la fonte proteica, pesce e carne bianca (pollo, tacchino). Molto sconsigliabili i fritti, gli insaccati, i cibi troppo industrializzati o troppo elaborati. Da assumere con molta cautela tutti gli alimenti stimolanti: caffé, tè, cioccolata, superalcolici.
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