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Su un periodico molto fidabile c’era scritto che ogni anno vengono lanciati settecento nuovi profumi. Questo significa che questo prodotto gode, dopo millenni di storia, ancora di un notevole interesse da parte del pubblico di tutto il mondo. Viene da domandarsi, tuttavia, quale destino hanno i profumi il cui successo è ormai in declino. E viene la voglia di guardare nel passato per vedere cosa è successo ai grandi profumi di mille o duemila anni fa. Va innanzi tutto detto che i profumi dell’antichità avevano una doppia personalità: quella di cosmetici, e quindi di amplificatori della capacità di sedurre, e quella di “fitoterapici”, vale a dire unguenti disinfettanti, lenitivi, emollienti, ecc. Molte di queste essenze vengono ancora utilizzate come componenti dei “bouquet” dei profumi moderni. Certo molti di essi, anzi quasi tutti, non hanno più una vendibilità autonoma. Citiamo alcune storie che ci sembrano interessanti. Il Nardo, nota fragrante di un unguento famoso la cui citazione storica risale fino ai tempi di Mosè. Ben noto tutt’ora perché ricordato nel Vangelo e nel Cantico dei Cantici. Estratto dalla radice di alcune specie di valerianacee che si trovano a Creta, in Asia e in India, il Nardo ha un profumo intenso e soave. Il nardo puro si riconosce per la leggerezza, il colore rosso e il profumo inimitabile. La Mirra, ripresentata anche recentemente, nulla ha a che vedere con la vera fragranza originaria. La mirra vera ha un profumo dolce ed aromatico che ricorda il limone ed il rosmarino. Viene estratto dalla scorza di piccoli alberi originari dell'Abissinia e dell'Eritrea e si ritiene che il suo olio possieda proprietà rassodanti ed astringenti. Originario del Nilo blu, dell'Arabia e dell'India, l'Incenso è estratto da una gomma-resina, un succo che cola dalla scorza della Boswellia o albero di incenso. Molto profumato, l'incenso era ben conosciuto dagli antichi, che lo utilizzavano per le proprietà psico-stimolanti che ritenevano avesse. Si ritiene che possieda anche un'azione stimolante del rinnovamento cellulare epidermico. Dall'ebano non viene estratto alcun olio essenziale. Il suo legno scaldato, libera uno speziato e gradevole aroma di vaniglia. L'olio essenziale di Timo Rosso possiede proprietà antimicrobiche (disinfettanti), antisettiche, balsamiche, battericide, parassiticide, toniche e vermifughe. Ottimo pure per trattare la pelle untuosa, l'acne e le punture d'insetto. L'olio essenziale si ottiene per distillazione in corrente di vapore delle foglie e delle sommità fiorite fresche. Si presenta come un liquido rosso-arancio dal profumo balsamico erbaceo-speziato caldo e potente. Il Timo è tra le prime piante medicinali impiegate nella regione mediterranea. Gli antichi Egizi lo adoperavano per i processi di imbalsamazione, mentre i Greci lo bruciavano per ottenerne fumigazioni contro le malattie infettive. La ricerca a ritroso potrebbe continuare ancora a lungo... e non è detto che non continui. Nel frattempo, provate a rintracciare le antiche essenze ritrovate solo sulla carta.
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